La Sindrome del Tunnel Carpale è una malattia causata dalla compressione di un nervo, il nervo mediano, che attraversa il polso all’interno di un canale chiamato Tunnel Carpale. (Fig. 1).

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Si definisce Tunnel Carpale una regione anatomica situata a livello della base del palmo della mano e delimitata su tre lati dalle ossa del carpo e sul quarto lato da un legamento molto spesso chiamato Legamento Trasverso del Carpo.

Il nervo mediano insieme a nove tendini flessori scorre in questo canale (Fig. 2).

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Da cosa è causata?

La Sindrome del Tunnel carpale compare ogni volta che si verifica un aumento di pressione all’interno del canale tale da disturbare l’elemento più debole cioè il n. mediano. La causa dell’aumento di pressione può essere sconosciuta. Il più delle volte l’aumento di pressione all’interno del canale si verifica per un aumento di volume della membrana che ricopre i tendini flessori, condizione chiamata tenosinovite. Lussazioni articolari o fratture del polso possono invece determinare un restringimento dall’esterno del canale responsabile a sua volta dell’aumento di pressione all’interno del canale stesso.

Chi colpisce.

La sindrome del Tunnel Carpale è una malattia molto frequente. Attività lavorative che comportano movimenti ripetitivi delle dita e del polso possono essere la causa della infiammazione dei tendini flessori all’interno del canale e quindi della sofferenza del nervo mediano.

Le donne vengono colpite frequentemente durante la gravidanza a causa della ritenzione di liquidi che determina un aumento di volume all’interno del canale. I sintomi spesso si risolvono spontaneamente con il termine della gravidanza. Le donne vengono spesso colpite anche nel periodo della menopausa. La comparsa dei sintomi caratteristici della sindrome del Tunnel carpale spesso avviene in concomitanza con un apparecchio gessato applicato per una frattura di polso. Pazienti diabetici o dializzati o con malattie della tiroide o con artrite reumatoide possono sviluppare una Sindrome del Tunnel Carpale, spesso causata proprio da un ispessimento della membrana che ricopre i tendini flessori.

Sintomi.

I sintomi sono costituiti da formicolio o sensazione di bruciore (o dolore) alle prime 3-4 dita della mano, spesso solo al 3° e 4° dito. Il dolore spesso si estende all’avambraccio, talora al braccio e più raramente alla spalla. Il formicolio risulta, di solito, più accentuato di notte tanto da risvegliare il paziente e costringerlo a ricercare una posizione del polso e della mano per ridurre il fastidio. Negli stadi più avanzati la perdita di sensibilità e il dolore compaiono anche di giorno in concomitanza con semplici attività quotidiane come guidare l’automobile o leggere un giornale o tenere la cornetta del telefono o in concomitanza con attività lavorative che richiedono movimenti ripetuti di prensione. I pazienti, a volte, possono notare una riduzione della forza con difficoltà ad afferrare alcuni oggetti che possono cadere improvvisamente dalle mani. I pazienti possono notare anche una “perdita” della muscolatura alla base del pollice (atrofia tenare). I sintomi possono essere presenti in entrambe le mani, ma solitamente sono peggiori da un lato.

Diagnosi.

Oltre che sulla base della storia clinica la diagnosi viene posta con l’ausilio di un esame denominato Elettromiografia (EMG) che consente la registrazione dell’attività dei muscoli e dei nervi. L’esame, della durata di 15 minuti circa, può risultare fastidioso più che doloroso (generalmente meno di quanto s’immagini) ed è solitamente ben tollerato dal paziente che immediatamente dopo può riprendere le normali attività (lavoro, guida, sport…). Altri nervi possono venire valutati con lo stesso esame in modo da essere certi che la sintomatologia riferita dal paziente sia dovuta solo alla compressione nervo mediano al polso e che non sia invece la conseguenza di problemi neurologici generalizzati.

Utile anche un esame radiografico del polso se si sospettano problemi osteoarticolari a livello del polso.

Trattamento.

La sintomatologia, soprattutto negli stadi iniziali, può spesso essere risolta senza ricorrere all’intervento chirurgico. L’identificazione e il trattamento medico dell’eventuale malattia di base, il cambiamento di una gestualità lavorativa particolare, l’utilizzazione di un tutore rigido o di una polsiera armata, con cui mantenere il polso in una posizione di riposo durante l’attività lavorativa, sono tutte procedure volte a ridurre la pressione sul nervo mediano.

L’utilizzazione della polsiera armata anche di notte può, a volte, risolvere il formicolio che disturba il sonno.

Anche la terapia medica antiinfiammatoria somministrata per via orale o un’infiltrazione di cortisone direttamente nel Tunnel carpale possono, a volte, risolvere la sintomatologia.

Se la sintomatologia non migliora il trattamento chirurgico risulta necessario e ha lo scopo di creare più spazio nel Tunnel carpale riducendo così la compressione sul nervo. Il trattamento consiste in una piccola incisione della cute del palmo della mano e nella successiva incisione del legamento trasverso del carpo (Fig. 3).

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In casi selezionati, può essere eseguito anche in endoscopia.

La tecnica consiste nel praticare una piccola incisione al polso attraverso la quale viene introdotta all’interno del tunnel carpale una sonda a fibre ottiche che consente di vedere il legamento trasverso e, contemporaneamente, di sezionarlo.

L’intervento è di breve durata e viene di solito eseguito in anestesia locale e in regime di day-hospital così che il paziente potrà tornare alla propria abitazione il giorno stesso. Il paziente deve iniziare immediatamente a muovere le dita. E’ possibile la ripresa di attività manuali leggere come vestirsi, mangiare e l’igiene personale entro una settimana dall’intervento. L’utilizzo completo della mano operata avviene nel giro di 4-6 settimane.

Il trattamento chirurgico determina di solito la scomparsa immediata del formicolio notturno. Può residuare, tuttavia, per alcune settimane o, a volte, anche per mesi una dolenzia localizzata a livello della cicatrice palmare che può apparire arrossata ed indurita.

Tali disturbi sono destinati comunque a risolversi spontaneamente anche a distanza di un anno.

Nei casi gravi, quando la compressione del nervo perdura da molto tempo, il trattamento chirurgico può non risolvere completamente la sintomatologia.

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