Dal punto di vista anatomico l’articolazione del polso è molto più complicata di articolazioni come l’anca e il ginocchio. E’ composta da una componente distale, il carpo a sua volta costituito da 2 filiere di piccole ossa (scafoide, semilunare, piramidale, piriforme, trapezio, trapezoide, capitato, uncinato) unite tra loro da robusti legamenti e da una componente prossimale costituita da 2 ossa lunghe, il radio e l’ulna, connesse tra loro da un complesso sistema capsulo-legamentoso (Fig. 1).

Quando la cartilagine che ricopre le strutture osse del polso e ne permette uno scivolamento ottimale degenera a causa di artrosi, artrite, infezioni o traumi si instaura progressivamente una sintomatologia dolorosa e una riduzione del movimento.

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Protesi parziali di polso o “spaziatori”

Non sempre la degenerazione della cartilagine articolare è diffusa a tutte le strutture ossee del polso da richiedere un intervento di salvataggio così complesso come la protesi totale di polso.

A volte il processo artrosico è selettivo. Se escludiamo le articolazioni alla base del pollice come la Trapezio metacarpale e Scafo-trapezio-trapezoidale (sede di quella forma particolare di artrosi denominata Rizoartrosi e per la quale si rimanda alla relativa Brochure Informativa) possiamo prendere in considerazione situazioni in cui la degenerazione cartilaginea risulta essere o direttamente correlata all’artrosi o secondaria a fratture o pseudoartrosi o instabilità carpali o malattie vascolari come il morbo di Kienbock e colpire il polso in sedi anatomiche particolari come il semilunare, la testa del capitato e il polo prossimale dello scafoide. In tali situazioni si creano a volte le condizioni per cui, al fine di eliminare il dolore e preservare il movimento, le parti anatomiche degenerate devono o possono essere sostituite da “spaziatori” o vere e proprie protesi monocompartimentali costituite da un materiale speciale, il pirocarbonio, altamente biocompatibile ed utilizzato in campo medico da ormai 35 anni come componente delle valvole cardiache artificiali.

Una condizione particolare che sempre più spesso giunge all’osservazione clinica è rappresenata dalla pseudoartrosi dello scafoide carpale. In tale condizione può a volte verificarsi che il frammento prossimale sia in condizioni da non poter essere più ricostruibile e da dover essere rimosso, per la sintomatologia dolorosa, in una fase antecedente all’inevitabile instaurarsi della degenerazione artosica (Fig 2a). Allora per prevenire o rallentare l’instabilità carpale secondaria viene oggi inserito uno “spaziatore” in pirocarbonio che si “adatta” alla cavità lasciata libera dall’asportazione del polo prossimale, consentendo tutti i movimenti del polso (Fig. 2 b).

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Se invece la “storia naturale” della pseudoartrosi dello scafoide carpale compie il suo corso, l’artrosi può interessare le articolazioni circostanti lo scafoide carpale e richiedere interventi di “fusione” selettiva che si prefiggono di mantenere almeno una parte del movimento del polso in flesso-estensione. In tal caso l’intero scafoide può essere rimosso, eliminando così la causa del dolore, e le restanti 4 ossa vengono “fuse” tra loro (“artrodesi dei 4 angoli”), preservando così un certo grado di escursione articolare a livello della articolazione tra radio e semilunare (Fig. 3).

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Un’altra condizione particolare di artrosi del polso è quella secondaria ad una instabilità post-traumatica del carpo di vecchia data. In tale condizione può rendersi necessaria la fusione tra il radio, lo scafoide e il semilunare (Fig. 4a). A volte tuttavia, quando la degenerazione artrosica è diffusa anche alla articolazione tra capitato e semilunare, può rendersi necessaria, in associazione alla artrodesi radio-scafo-lunata, la sostituzione della testa del capitato con una protesi in pirocarbonio (Fig. 4b).

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In altre condizioni, in alternativa alla “artrodesi dei 4 angoli”, sempre al fine di eliminare il dolore e mantenere un certo grado di movimento, può essere presa in considerazione la rimozione di tutte le ossa carpali della prima filiera del carpo, quella prospiciente il radio, consentendo al capitato di prendere il posto occupato precedentemente dal semilunare (Fig. 5a, 5b)

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Se, anche in questo caso, la testa del capitato, che dovrà sostenere il movimento residuo del polso, dovesse essere gravemente degenerata potrà essere sostituita da una protesi in pirocarbonio (Fig. 6a, 6b, 6c) così da mantenere un ampio movimento di flesso-estensione evitando il più complesso intervento di protesi totale o l’ultima spiaggia rappresentata dall’artrodesi definitiva o “fusione” del polso (Fig 7).

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